
Benché corta e stretta, la Rue des Foxes ospita persone e luoghi che mi affascinano. N°1, una casa bianca con boiserie grigio perla. Al piano terra, un laboratorio.
Attraverso la finestra, vedo numerosi strumenti, vari violini, un banco da lavoro davanti al quale Antoni Jassogne, artigiano liutaio, lavora. Suono il campanello. Si alza e, sorridendo, mi lascia entrare nella sua tana dove sono avvolto da un odore di essenza e resina d’albero.
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Alla mia domanda: « Che cos’è un violinista? », la sua voce appena percettibile ma precisa, mi mette in sintonia con la tranquillità che regna nel suo spazio di lavoro: « Un liutaio è l’artigiano che costruisce e restaura strumenti a corda come violino, viola, violoncello, contrabbasso ».
Musicista e artigiano
Oltre alla musica che ha studiato al Conservatorio Reale di Musica di Mons, dove ha ottenuto il primo premio, prima di iniziare i corsi di contrabbasso, Antoni Jassogne ha un’altra passione, la falegnameria. Un giorno, originario di Bruges, che ha trascorso gran parte della sua vita a Charleroi, ha viaggiato nel sud della Polonia, paese dei suoi antenati materni. A Zakopane, ha appreso la tecnica di costruzione del maestro liutaio Franciszek Mardula. Prosegue il suo apprendistato con Jean-Frédéric Schmitt, famoso liutaio di Lione e grande maestro del restauro degli strumenti a corda. Tornato in Belgio, installa il suo laboratorio in Place du Sablon prima di stabilirlo nel 1992 al n°21 di rue des Renards.
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Elaborazione di uno strumento
« Il punto di partenza di uno strumento deriva dal riflesso del liutaio », spiega. È a partire dalla regola del numero d’oro che concepisce ciascuna delle sue creazioni. Principio trovato nelle dimensioni della piramide di Cheope costruita in Egitto oltre 4.500 anni fa, nelle colonne doriche del Partenone erette in Grecia tra il -447 e il -438, nelle cattedrali gotiche delle grandi città europee nel Medioevo e in molte opere del Rinascimento (allora era chiamata « proporzione divina »).
Applicando questo numero irrazionale, rappresentato dalla lettera greca phi, dalla punta della matita, su carta da disegno, traccia linee rette e curve che si seguono, si incrociano per avviare il piano di un progetto che fissa con il compasso e la squadra per creare un rapporto di proporzione che considera particolarmente estetico. Da questo schizzo, le forme arrotondate della voluta situata all’estremità del collo, la tavola armonica, la parte dello strumento che amplifica i suoni e le branchie, i fori simmetrici che permettono le oscillazioni della tavola.
Fabbricazione
Con il suo orecchio assoluto, ascolta gli strumenti senza diapason; con le sue mani, la tavola armonica, il rullo, le chiavi, il bottone, il collo, il cordier, il ponte, la tastiera emergono da blocchi di abete, palissandro, acero, ebano, di cui sceglie con cura l’origine e l’età. Con metodo e competenza, raccoglie i diversi elementi (/- 80) incollandoli con colla calda prima di coprire lo strumento con 5 o 6 strati di vernice, che prepara con resine naturali e oli essenziali. Da un pezzo di abete, dovrà modellare « l’anima », un piccolo tronco di legno che amplificherà il suono. Lo posizionerà all’interno dello strumento con la « punta per le anime », alla presenza dell’acquirente se si tratta di un restauro.
Restauratore, segue il percorso delle sue creazioni come altri; per 10 anni, si occupa di un Guarnerius Del Gesù del 1744, appartenente ad Arthur Grumiaux, violinista belga di fama internazionale (1921-1986).
Lascio Antoni Jassogne felice di aver incontrato un essere sensibile, particolarmente dotato che, nonostante le sue conoscenze e competenze riconosciute dai suoi pari, rifiuta il titolo di « Maestro » che trova coperto e sceglie quello di « Artigiano ».
•Nicole
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